Fare impresa nel XXI secolo

Fare impresa nel XXI secolo

Perché la generazione attuale degli imprenditori affronta una sfida più difficile (da vincere) di quelle precedenti.
Enzo Mangione
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Cosa manca alle piccole e medie aziende italiane per raggiungere il successo sul mercato?

Le idee? La buona volontà dell’imprenditore? I soldi?

Oppure è la crisi che impedisce di individuare il percorso di successo?

A queste legittime domande, proviamo a dare una prima risposta:

  • Non risulta che manchino le idee
  • Non manca, sicuramente, la voglia di fare dell’imprenditore …
  • Anche i soldi, spesso, non sono il vero problema …
  • E la crisi? A dirla tutta …di aziende che hanno avuto successo ne abbiamo viste anche in questi anni difficili ...

Se ritieni che queste risposte siano giuste, allora dove risiederà il problema?

Per scoprirlo, facciamo un breve salto, indietro nel tempo, per comprendere alcuni presupposti relativi all’attuale situazione del mercato, a detta di molti operatori, non semplice.

Dagli anni ’50 agli anni ’80, l’Italia ha conosciuto un periodo florido e di grande crescita economica dovuta, in primo luogo, alla ricostruzione post bellica. Bisogna cogliere bene questo punto perché la ricostruzione ha significato: dover ripartire da zero per ricostruire un intero Paese con un sistema industriale (e non solo quello) sostanzialmente distrutto.

Parliamo di un periodo d’oro perché bastava un pizzico di intraprendenza ed investire nella costruzione di un capannone per arrivare a produrre uno dei tanti prodotti di cui il mercato nazionale aveva bisogno.

Il mercato interno, infatti, era affamato di tutto. Grazie ad un circolo virtuoso sostenuto dal basso costo della manodopera, dai piani di investimento nell’edilizia pubblica e privata e dalle nuove componenti tecnologiche, che permettevano di produrre grandi quantità di elettrodomestici come lavatrici, frigoriferi e televisori, si determinò il “boom” economico che trasformò l’Italia in uno dei principali Paesi industrializzati del mondo.

Condizioni molto favorevoli a quei tempi, che non ritroveremo più nei mercati nei quali, oggi, competiamo!

Ecco perché affermare, come avviene spesso, che “l’attuale generazione degli imprenditori stia chiudendo le aziende (avviate talvolta dai loro nonni) a causa della propria incapacità e dalla scarsa competenza” è assolutamente falso ed ingeneroso (!).

Gli imprenditori di adesso gestiscono le imprese in un contesto di alta complessità e concorrenza perché le caratteristiche dei mercati sono profondamente cambiate. A loro spesso mancano, nonostante l’impegno, le conoscenze e gli strumenti di gestione aziendale oggi maggiormente indispensabili rispetto al passato.

Quei tempi d’oro, con i loro presupposti di mercato, non torneranno più! 

Negli anni ’50 e ’60, si trattava di realizzare prodotti che sarebbero stati il primo acquisto degli italiani, oggi, invece, gli stessi prodotti devono soddisfare esigenze sempre innovative per gusto, tempi, comodità, spazi e costi, tenendo presente che a produrre è una molteplicità di aziende in concorrenza, dislocate in diverse parti del mondo, situazione analoga anche nel mondo dei servizi.

In un mondo globalizzato, il cambiamento è continuo anche per ragioni tecnologiche: internet consente alle informazioni di attraversare il globo terrestre in pochi secondi mentre la logistica ed i trasporti permettono di spostare persone e merci da una località ad un’altra in tempi brevissimi, influenzando fortemente il sistema economico-industriale nel quale le aziende risultano inserite.

Attualmente il principio di base dell’industria non è più:

“per esistere e prosperare, costruisco un capannone e vendo qualcosa”

…bensì…

“per esistere e prosperare, devo vincere la concorrenza sul mio mercato”.

Pertanto la tua attività d’impresa, oggi, deve essere più articolata e più complessa, dovendo tener conto di tanti aspetti determinanti per il successo di un prodotto, che non erano rilevanti negli anni ’50 e ’60.

È profondamente sbagliata, dunque, l’immagine che spesso si dà dell’imprenditore che “fa i soldi comunque”

questa immagine lascia sottotraccia le grandi difficoltà che la gestione di qualsiasi azienda comporta.

Ci sono fattori che sono diventati essenziali per il successo aziendale.

Vediamone alcuni per maggior chiarezza:

  1. Le tue decisioni, devono essere prese velocemente e soprattutto essere “ben ragionate”: tu sai quanto questo sia difficile!
  2. È l’imprenditore ad essere l’artefice della qualità delle proprie persone. Il tuo lavoro deve essere supportato da una squadra di persone dinamiche e propositive che partecipano alla vita d’impresa; non c’è spazio nell’attuale gestione aziendale per collaboratori che operano con la “mentalità del posto fisso”.
  3. Le decisioni che devi assumere quando stabilisci il prezzo di un nuovo prodotto o servizio non possono essere più delegate solo alla tua intuizione, ma devono tenere conto dei NUMERI della tua azienda e di come si posizionano i tuoi concorrenti.
  4. Essere bravi e capaci di realizzare un buon prodotto o servizio è un presupposto essenziale …ma saper parlare al mercato lo è di più. McDonald’s vende i panini più buoni del mondo? Sai bene quale sia la risposta …..eppure è diventato un gigante del food…….e si potrebbe citare Ikea nel settore degli arredamenti, ecc. ecc.  Fatte le debite proporzioni, anche una piccola impresa deve saper comunicare “bene” al suo mercato: che cosa fa, come lo fa e perché lo fa.
  5. Infine, non dimentichiamoci che un’impresa esiste per generare profitto e creare valore.

Essere un imprenditore del XXI secolo, significa, avere la visione d’insieme della propria attività economica e la capacità di presidiare tante funzioni profondamente differenti tra di loro. Questo dimostra come sia cambiato il suo ruolo in un mercato costantemente in mutamento.

Un imprenditore di successo, oggi, riesce a cogliere le opportunità che fornisce il mercato, conducendo con mano salda la propria impresa sul percorso del cambiamento.