Disruptive marketing. Nuovi prodotti che bucano!

Disruptive marketing. Nuovi prodotti che bucano!

Anacleto Pensotti
disruptive marketing

Fare marketing portando innovazione? Il disruptive marketing è la risposta. A procedere in un modo tradizionale spesso si rischia di essere poco efficaci, quando si ha in mente un prodotto dalle potenzialità incredibili, quando si è start-up o semplicemente si vuole finalmente diventare innovativi e, quindi, competitivi.

Un’ipotesi? Il disruptive marketing. “È tanta roba” come dicono i Millennials.

Il disruptive marketing ha proprio la capacità di ribaltare il tavolo e di lavorare in modo diverso e innovativo: significa virare rispetto all’approccio tradizionale al marketing, nel quale le imprese sviluppano prodotti o servizi e poi implementano strategie che le aiutino ad attirare nuovi clienti per il loro business.

Significa infatti comprendere il mood del mercato, esplorarlo, entrare nelle tendenze dei consumatori in quanto Persone e capitalizzarle meglio e prima dei competitor.

Significa partire dai consumatori mappandone i vissuti, le esigenze, le emozioni/percezioni e bisogni, gli stili di vita e ad essi tornare in una sorta di “volano positivo” nella restituzione di risposte e nella identificazione di un posizionamento calzante.

Brand virtuosi del disruptive marketing

Ecco alcuni esempi che possono aiutarci a comprendere questo modello.

Il caso iTunes di Apple: quando vi sono bisogni non coperti dalle imprese esistenti

Quando iTunes fu lanciato, la media degli acquirenti di musica volevano acquistare le canzoni che ascoltavano alla radio senza necessariamente acquistare l’intero album di un certo artista. I “singoli” non erano disponibili in cd e Napster e altri siti di file-sharing erano sottoposti a stringenti regolamenti.

Con un approccio “nuovo di zecca”, iTunes rispose sia al desiderio dei consumatori di acquistare una sola canzone sia al loro desiderio di possedere ore di musica che non avrebbero mai ascoltato.

Il caso dei portatili, dei laptop: quando i  consumatori non hanno bisogno di tutte le caratteristiche offerte da un prodotto di lusso o alto performante

Se i personal computer hanno sostituito nel tempo in modo geniale elaboratori grandi come una casa con i loro terminali, i portatili sono stati una rivoluzione.

Inizialmente i portatili non avevano la potenza di un PC, ma sono risultati più interessanti per quelle persone che volevano un computer anche minimal ma da poter trasportare.

Un bisogno? Dall’osservazione, una risposta.

Nel tempo le innovazioni hanno reso i portatili più potenti e hanno conquistato una quota di mercato addirittura più vasta dei PC!

Ma come si fa una campagna di disruptive marketing?

Il punto di partenza per una campagna disruptive efficace è cambiare direzione: il team deve accettare che non si “compri un’idea” dall’alto ma che si parta dal basso.  All’interno dell’impresa, nel ridisegnare un prodotto o per cambiare messaggio sul proprio brand, tutti devono essere ingaggiati nel cambiamento, nessuno escluso!

Poi bisogna raccogliere tutti i dati attualmente disponibili relativi al target market in questione.  Esplorare comportamenti di spesa e profili dei clienti in essere è importante, ma il team che si occupa della campagna disruptive deve scoprire di più, perché si acquista ma anche cosa manca, infilarsi in quelli che sono i bisogni non corrisposti e per questo si utilizzano approcci qualitativi, come osservazioni in presenza, interviste e ricerche. Tutto quello che si raccoglie serve per ricavare i parametri di un mercato, profilarlo, determinare il suo mood e parlargli.

È tempo, quindi, per i team marketing e di service/product design di sviluppare una strategia che utilizzi i canali media efficaci. Inevitabile includere la presenza online. Il team design deve sviluppare contenuti, creare presenza importante sui social media, disruptive, potente e anche disorientante.

E poi si farà il piano. Ma bisogna continuare a raccogliere e interpretare I dati per verificare l’efficacia della strategia e aggiustare il tiro se necessario.

Si tratta di cambiare mentalità, approccio e processo.

Disruptive marketing è un modello di business.